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Attenzione caduta cactus

06.03.2019

Vera e proprio icona del Sentiero di Gandria, il fico d'India di Engelmann (Opuntia engelmannii Salm-Dyck), illustra esemplarmente le condizioni ambientali estreme, quasi desertiche, che regnano in alcuni tratti del percorso. Introdotta parecchi decenni fa, questa specie di origine nord americana colonizza ormai una fetta importante del Sasso di Gandria.

L'Opuntia engelmannii appartiene alle Cactaceae, famiglia di circa 1750 specie essenzialmente succulenti, tutte autoctone del continente americano – dalla Terra del Fuoco al Canada – con una singola eccezione: la Rhipsalis baccifera, presente in maniera naturale anche in Africa e in Sri Lanka. Il genere Opuntia, uno dei più importanti delle Cactaceae, racchiude circa 150 specie comunemente chiamate fichi d'India.
Il nome del genere deriva dal greco Opus, antica capitale della Lòcride, regione della Grecia centrale nei cui dintorni cresceva, secondo Teofrasto e Plinio il Vecchio, l’Opuntia herba, provvista di frutti carnosi eduli. La specie, invece, è dedicata al botanico tedesco naturalizzato americano George Engelmann (1809-1884), celebre per i contributi fondamentali alla conoscenza della flora dell'ovest degli Stati Uniti, tra cui la descrizione di numerose specie di Cactaceae. L’Opuntia engelmannii è chiamata in italiano fico d'India di Engelmann.
È un cactus perenne molto ramificato, alto fino a 1.4 m, con portamento generalmente eretto o talvolta prostrato. Gli articoli del tronco, ovvero le “pale”, sono lunghi fino a 30 cm, di colore verde glauco e di forma obovata (profilo simile a quello d'un uovo in posizione inversa, con la parte più larga situata verso l’apice). Le spine, lunghe fino a 4 cm e raggruppate a 1-3, sono bianco giallastre con la base rosso-bruna. I fiori sono vistosi, lunghi fino a 4 cm, gialli o arancioni e possiedono numerosi stami. I frutti sono grosse bacche ovoidali, lunghe fino a 4.5 cm e larghe 2-4 cm, di colore viola scuro e privi di spine a maturità. Fiorisce da maggio a giugno e tollera il gelo meglio della maggior parte delle altre specie del genere Opuntia.
Originaria dagli Stati Uniti sud occidentali e dal Messico, la specie è stata introdotta e si è inselvatichita in Australia, in Africa meridionale e orientale e nel Mediterraneo (in particolare in Spagna, Francia e Italia). In molte località di introduzione è diventata invasiva. In Italia è presente in Sicilia, in Puglia, dalla Toscana al Trentino, cresce sul Lago di Como a ridosso del Ticino (a Dongo). Gandria è verosimilmente l’unico luogo in Svizzera dove il fico d'India di Engelmann cresce, ormai spontaneo, in grande quantità, dimostrando quindi la sua piena adattabilità al nostro clima. In Vallese, nella regione di Fully, sono finora stati avvistati solo singoli individui.
Nella sua area di origine è una pianta desertica che cresce su suoli poco profondi o nelle rocce. Come tutti i fichi d’India preferisce condizioni torride e aride. Nelle nostre zone cresce nelle rupi e nei prati aridi, su substrato calcareo o siliceo e nei muretti in pietra.
Il fico d'India di Engelmann è ampiamente usato come pianta ornamentale o da siepe e ne esistono numerose varietà orticole. I suoi frutti sono commestibili e possono essere utilizzati per la confezione di sciroppi, marmellate, succhi e canditi. Anche le “pale” sono commestibili se cotte e forniscono un apprezzato foraggio. Per ovviare al problema dell’invasività, è stata utilizzata la falena Cactoblastis cactorum le cui larve si nutrono del cactus. Si tratta di uno dei primi esempi di lotta biologica efficiente contro una pianta invasiva. In Australia ad esempio l’insetto è stato introdotto già nel 1925 per sopprimere i fichi d’India invasivi.

Maggiori informazioni su Actaplantarum.
Testo e foto: Nicola Schoenenberger