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Tamus communis

13.11.2018

Quando d'autunno i fusti rampicanti del tamaro sono ormai rinsecchiti, rimangono solo delle inconfondibili ghirlande di bacche rosse, quasi fossero prodotte dagli arbusti sui quali si arrampica.

Il tamaro (Tamus communis L.) è l'unica rappresentante svizzera delle Dioscoreaceae, famiglia di piante rampicanti essenzialmente subtropicali e tropicali. Molte di esse sono piante medicinali, la famiglia infatti è dedicata al medico, botanico e farmacista nel primo secolo dopo Cristo, Dioscoride Pedanio, il quale influenzò profondamente la storia della medicina con il suo De materia medica, opera precorritrice di tutte le farmacopee moderne e ampiamente utilizzata per almeno 1500 anni dopo la sua stesura.
Tamus communis è stata descritta da Linneo che ha tratto il nome da tamnus, antico termine latino usato per definire un vitigno selvatico. In italiano è chiamato tamaro, cerasiola, uva tamina, vite nera o viticella. Curioso è il nome francese, herbe aux femmes battues, dovuto all’uso del tamaro nella medicina popolare per lenire le contusioni e le ammaccature.
Pianta erbacea perenne che produce ogni primavera, a partire da radici tuberose nere, dei tralci erbacei volubili, lunghi fino a 3 m, che si arrampicano sugli alberi e sugli arbusti circostanti. Le foglie sono cordate (a forma di cuore), semplici, a margine intero e ad apice acuto con lamine lucide, lunghe fino a 10 cm e picciolo di 5-10 cm. Le nervature assai marcate sono ramificate e formano un reticolo, caratteristica eccezionale per una rappresentante della classe delle Monocotiledoni (le quali generalmente hanno nervature parallele, come ad esempio i fili d’erba, i gigli o le orchidee). È una specie dioica che porta su individui distinti dei piccoli fiori unisessuati giallo verdastri di 3-6 mm di diametro. I fiori maschili sono riuniti in grappoli tenui, lunghi fino a 16 cm e quelli femminili sono solitari o adunati in grappoli di 3-6 fiori. Il frutto è una bacca globosa rossa, dal diametro fino a 12 mm. Fiorisce tra maggio e giugno.
Il Tamus communis è di origine mediterranea e diffusa in tutta l’Europa centrale - dall’Irlanda alle isole Canarie - nel nord Africa e, a est, arriva fino in Iran e in Crimea.
Specie tipica dei sottoboschi densi e delle macchie, cresce anche nelle radure, nelle siepi e negli ontaneti presso i corsi d’acqua, in preferenza su suolo calcareo, fino a 800 m di altitudine.
Per la presenza di ossalati di calcio e potassio, di saponine steroidee e istamina, la pianta è considerata tossica, soprattutto le sue bacche e le sue radici. Nella farmacopea popolare la radice grattugiata o bollita veniva usata per il trattamento di contusioni, reumatismi, geloni e come lassativo. Per le sue proprietà rubefacenti è anche usata per rafforzare il cuoio capelluto. Essendo la pianta velenosa, il suo uso non è privo di pericoli e può comportare effetti collaterali di una certa serietà. Al giorno d’oggi è ancora utilizzata in omeopatia. Le saponine steroidee di diverse Dioscoreaceae sono tuttora impiegate nell’industria farmaceutica per la produzione di ormoni steroidei (come ad esempio il testosterone e il cortisolo).
I giovani germogli, simili ai turioni degli asparagi, sono commestibili e possono essere consumati lessati. In alcune regioni del nord Italia sono chiamati "bruscandoli" condividendo il nome con i germogli commestibili del luppolo, o asparagina selvatica.

Testo e foto: Nicola Schoenenberger
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