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Una pianta umile

19.04.2017

Appartiene all’illustre famiglia delle Cyperaceae, di cui fa parte anche il papiro. La si trova, numerosa, lungo il Sentiero di Gandria.

La carice minore (Carex humilis Leyss.) è un membro poco appariscente di un importantissimo genere che comprende, si stima, fino a 2000 specie diverse. Appartenente a un’illustre famiglia di erbe, le Cyperaceae, di cui fa parte anche il papiro, comunemente coltivato nelle nostre case. Davanti a una carice, lo scienziato non resta mai indifferente: la amerà, perché utilissima in ecologia per caratterizzare un ambiente naturale, o la detesterà per la grande difficoltà che spesso comporta la sua identificazione esatta.
La denominazione generica deriva dal greco keìro che significa tagliare e si riferisce alle foglie generalmente taglienti delle carici. L’epiteto specifico humilis deriva dal latino humus, ovvero terra, e richiama la dimensione ridotta, vicina al suolo, della pianta.
Erba perenne, densamente cespitosa, Carex humilis possiede gambi (chiamati culmi) eretti e corti, lunghi da 3 a 10 cm, a sezione triangolare. Le foglie, che anno dopo anno si accumulano come capelli cascando orizzontalmente a terra, sono larghe da 1 a 2 mm, rigide e scabre (ruvide al margine) e, raggiungendo anche i 40 cm, molto più lunghe dei culmi. Le infiorescenze a spighetta sono di diverso tipo: da 3 a 5 spighette femminili disposte lungo il culmo e parzialmente racchiuse dalle guaine fogliari e una spighetta, tutta maschile, in posizione terminale all’apice. Fiorisce tra marzo e aprile.
Di origine euroasiatica, Carex humilis è diffusa dall’Europa fino al Giappone e cresce sulle pendici aride, nelle rupi, nei boschi radi e nelle pinete su suolo calcareo, dal fondovalle fino oltre 2000 metri di altitudine. Abbonda lungo le parti cespugliate del Sentiero di Gandria e nei boschi sopra il paese.
La carice minore, malgrado le parti aeree assai ridotte, possiede radici che raggiungono anche i 40 cm di profondità, per far fronte alla siccità alla quale è esposta nei luoghi dove cresce. La dispersione dei frutti è assicurata dalle formiche.

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Testo e foto: Nicola Schoenenberger