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La libertà del cavolo

21.04.2017

Dall'orto alla falesia calcarea del Sentiero di Gandria, l'avventurosa storia del ritorno alle origini dei nostri cavoli.

Quanta fatica coltivare cavoli. Se non si vanga, si zappa, si annaffia, se non li si accudisce in mille modi, in autunno i cavoli non si raccolgono e allora niente crauti, cazzöla o minestrone. Eppure anche il cavolo (Brassica oleracea L.) prima di essere stato addomesticato in mille forme - dalla verza al cavolo rosso, dai broccoli al cavolfiore, al cavolo cinese, al cavolo rapa, al cavolo riccio o ai cavoletti di Bruxelles - era anche lui, come tutte le colture, una pianta selvatica, capace di campare senza l’aiuto dell’uomo e spesso in terreni difficoltosi.
Ogni tanto le piante coltivate, prese dall’irresistibile voglia di evadere, scappano dai nostri orti e giardini e tornano ad insediarsi nei loro ambienti di origine, sfidando le avversità che comporta una vita di incondizionata libertà. Ai cavoli di Gandria è successo proprio questo. Scappati molti anni fa da un qualche orto, hanno ritrovato l’indipendenza colonizzando in gran numero la falesia calcarea nei pressi del sasso di Gandria, che richiama, per tipologia ecologica, le natie ma troppo distanti falesie a strapiombo sui mari dell’Europa occidentale.
Appartenente alla famiglia delle Brassicaceae a cui dà il nome, il suo nome generico Brassica era già usato dai romani per indicare il cavolo, mentre quello specifico oleraceus significa erbaceo o usato come verdura.
Specie annuale, bienne (nelle forme coltivate) o perenne (nelle forme selvatiche), la Brassica oleracea raggiunge un metro di altezza, possiede grandi foglie basali carnose dotate di un picciolo, mentre quelle superiori, poste sui gambi ramificati, sono sessili, inserite direttamente sul gambo con la base allargata. Fiorisce tra aprile e maggio producendo lunghe infiorescenze erette a grappolo con grandi fiori dai petali giallo pallido lunghi fino a 2 cm. I frutti sono delle silique lunghe fino a 10 cm e spesse fino a 5 mm.
La specie selvatica, antenata di tutti i cavoli coltivati, è originaria dell’Europa occidentale, dove è diffusa sulle rupi, in particolare sulle coste mediterranee e atlantiche fino in Gran Bretagna e sull’isola di Helgoland, in Germania del Nord, dove è chiamata Klippenkohl (cavolo delle falesie). Per sfuggire alla concorrenza di altre piante, ha sviluppato la facoltà di sopportare bene i substrati salini e la siccità.
Seppure venisse probabilmente raccolto come verdura selvatica nell’area mediterranea già prima di essere addomesticato, la coltivazione di forme domestiche cominciò verosimilmente prima dell’anno 1000 avanti Cristo, per mano dei celti dell’Europa occidentale e centrale. Oggi se ne coltivano, nelle svariate forme, oltre 70 milioni di tonnellate all’anno, la metà in Cina.
Oltre all’uso culinario, la Brassica oleracea è anche usata come pianta medicinale, per l’abbondanza di vitamine, minerali e fibre che contiene. Ha spiccate proprietà antinfiammatorie e detossificanti.

Testo e Foto: Nicola Schoenenberger
Guarda la scheda di infoflora con la distribuzione in Svizzera.