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Il carpino nero

16.04.2019

Gli ostrieti del Monte Generoso, del San Salvatore e del Monte Brè rappresentano il limite nord occidentale dell’areale di distribuzione naturale del carpino nero (Ostrya carpinifolia Scop.). Dal Ticino, la specie si estende fino al Caucaso, passando dall’Appennino alla penisola balcanica fino alla Turchia. Questi boschi, senza dubbio i più ricchi in specie del Ticino, erano un tempo favoriti dall’attività umana. Gestito a ceduo, il carpino nero forniva in abbondanza un ottimo legno combustibile.

Curiosamente, il nome del genere Ostrya proviene dalla zoologia, derivando dalla parola greca óstreion che significa ostrica, in allusione alla forma a conchiglia delle brattee che racchiudono i frutti maturi. L’epiteto specifico, carpinifolia, si rifà al fatto che le foglie assomigliano a quelle del carpino bianco (Carpinus betulus). Appartiene, come quest’ultimo, alla famiglia delle Betulaceae. In italiano è chiamato carpino nero, carpinella o carpinello.
Albero caducifoglio alto fino a 15 m, possiede un tronco dritto e rami orizzontali con corteccia bruna screpolata in placchette rettangolari negli individui vecchi. Le foglie dal margine seghettato sono alterne, arrotondate alla base e acuminate all’apice, con nervature secondarie numerose e parallele. Le infiorescenze maschili pendule, chiamate amenti, sono lunghe 5-12 cm e riunite a 2-3. Le spighe femminili sono più corte e assomigliano, a maturità, ai coni erbacei del luppolo a causa delle brattee (foglioline che supportano i fiori) rigonfie a sacco per facilitare il volo del frutto. Per questa caratteristica viene chiamato in francese "charme houblon" (carpino-luppolo) e in tedesco "Hopfenbuche" (faggio-luppolo). Fiorisce tra aprile e maggio.
Originario dell’Europa sud orientale e della regione pontica (attorno al Mare Nero), il carpino nero copre un vasto aerale, dalle Alpi Marittime fino al Caucaso, con popolamenti importanti negli Appennini e nella penisola balcanica e popolamenti disgiunti in Corsica e nel medio oriente (Turchia meridionale e Libano). Cresce in Ticino da 300 a 1000 m di altitudine e si estende su 2800 ettari, quasi tutti situati nel Mendrisiotto e nel Luganese. Le stazioni isolate nella valle del Vedeggio, nel Sopraceneri (sugli affioramenti carbonatici a Castione e Gnosca), in Mesolcina (a Lostallo) e in Val Calanca, rappresentano ubicazioni relittuali di una diffusione postglaciale verosimilmente più estesa. Il carpino nero, presente in Ticino da almeno 9000 anni, raggiunge nelle nostre zone il suo limite di diffusione nordoccidentale.
Specie amante del caldo e del secco (xerotermofila), forma boschi cespugliosi in associazione con l’orniello nelle esposizioni più ripide e soleggiate, e boschi misti con carpino bianco nei terreni più freschi e profondi. Senza dubbio gli ostrieti, situati tutti su suolo calcareo, sono i boschi più ricchi in specie del Ticino. Poco esigente, il carpino nero presenta un’adattabilità ecologica elevata: resiste ad esempio molto bene alla siccità e agli incendi ma non sopporta il ristagno idrico e fugge i terreni argillosi.
In passato, il carpino nero veniva usato principalmente come legno da ardere e per la produzione di carbone. Vista la sua eccezionale capacità di emettere polloni e la sua crescita rapida, veniva governato a ceduo, con ciclo corto, lasciando intercorrere 10-15 anni tra un taglio raso e il prossimo. Per questo motivo dalle nostre parti gli ostrieti sono formazioni piuttosto giovani, vecchie al massimo 100-200 anni, favorite dall’attività umana e dal recente abbandono agricolo (ad esempio nei terrazzamenti sopra il villaggio di Gandria). Dotato di un legno compatto e elastico, il carpino nero era anche usato nella fabbricazione di attrezzi agricoli, raggi di ruote e bottoni, seppure la presenza di fibre irregolari ne rendevano difficile la lavorazione. La corteccia veniva impiegata per tingere i tessuti di arancione, rosso e rosa, e le foglie fornivano un buon foraggio per il bestiame. È tuttora utilizzato nelle alberature stradali poiché resiste bene all’inquinamento ed è poco esigente a livello di substrato.
Per gli antichi greci, il carpino nero apparteneva ai vegetali votati alla sfortuna e agli inferi. Se utilizzato nella costruzione di case avrebbe provocato morti premature e parti difficili.

Testo e foto: Nicola Schoenenberger
Maggiori informazioni su Actaplantarum e Infoflora