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Laurus nobilis

06.03.2018

La sua presenza lungo il Sentiero di Gandria ci riporta alla macchia mediterranea e, nel tempo, alle molte teste coronate di alloro. Scopriamo questo albero nobile, dai molti usi e dalla storia lunga e affascinante.

Albero per eccellenza del Mediterraneo, l'alloro o lauro (Laurus nobilis L.) è l'unica rappresentante della famiglia delle Lauraceae della flora svizzera, anche se, probabilmente, non ne fa neppure parte con tutti i crismi. Verosimilmente introdotto anticamente, è sfuggito alla coltivazione e colonizza sempre più i nostri boschi, complice il cambio climatico che lo favorisce. Come specie sempreverde riesce infatti a crescere anche d’inverno, assimilando il carbonio atmosferico durante le giornate miti quando la concorrenza dorme, priva di foglie. Lungo il sentiero di Gandria ce n’è moltissimo, qua e là viene tagliato per favorire la vegetazione indigena, più diversificata rispetto alla boscaglia di alloro.
L’origine della parola latina laurus non è certa. C’è chi la fa risalire al latino laus, ovvero lode, a causa delle proprietà curative dell’albero, e c’è chi rigetta questa ipotesi con fermezza, affermando che sia più probabile una parentela con la parola indoeuropea deru, ovvero albero, e a una parola intermedia ipotetica daurus, poiché spesso la D greca si trasforma in L latina. Sull’epiteto nobilis - da noscere, conoscere, quindi notevole, che deve essere noto - sono invece tutti unanimi.
Albero o arbusto alto fino a 10 m, porta foglie sempreverdi, coriacee e intere, lucide superiormente e fortemente aromatiche. Il picciolo è breve e la lamina di forma ellittico lanceolata, è lunga fino a 15 cm con il margine spesso ondulato. La corteccia, dapprima verde diventa nerastra con il progredire dell’età. Specie dioica, con individui maschili e femminili distinti, porta piccoli fiori profumati di colore bianco giallastro muniti di 4 petali, posizionati nelle ascelle delle foglie. Il frutto è una drupa, quindi un frutto carnoso con un solo seme, ovoidale che giunge a maturità all’inizio dell’inverno. Gli uccelli amano l’alloro: vanno ghiotti dei suoi frutti, aiutano a diffonderne i semi e trovano riparo dai predatori nelle sue dense fronde sempreverdi. Fiorisce ad aprile.
L’area d’origine dell’alloro è limitata alle coste mediterranee, forse addirittura solo a quelle del bacino orientale del mare e dell’Asia Minore. Può darsi che sia stato introdotto già in epoche remotissime in altre parti del Mediterraneo, dove oggi è caratteristico della macchia. Attraverso la coltura l’alloro ha raggiunto una diffusione molto più vasta, oggi cresce inselvatichito lungo le coste atlantiche spagnole e francesi fino in Gran Britannia e in Irlanda. Più vicino a noi, è spesso presente nelle boscaglie e nei cespuglieti del Ticino meridionale, dove predilige suoli né troppo secchi né troppo magri, crescendo però anche tra le rocce. In alcuni tratti del sentiero di Gandria è dominante.
L’alloro è una specie commestibile e medicinale. L’alto contenuto in olii essenziali delle sue foglie e dei suoi frutti (di un miscuglio composto da cineolo, eugenolo, linalolo, geraniolo e altre molecole del gruppo dei terpeni) lo rendono una sorta di panacea. Viene usato contro i disturbi digestivi, contro le infezioni del cavo orale, per i pediluvi, come deodorante, per la cura dei dolori articolari, degli stiramenti muscolari, contro i lividi e per scacciare le mosche e allontanare le tarme. In cucina si usano le foglie per insaporire una moltitudine di piatti tipici mediterranei e i frutti per la preparazione del laurino, liquore digestivo tipico dell’Emilia Romagna.
Chiamato dapne nella Grecia antica, come la ninfa che si trasformò in un cespuglio di alloro per sfuggire alla persecuzione amorosa di Apollo, l’alloro fu consacrato, appunto, ad Apollo, dio della musica e delle arti in genere. Con le sue fronde venivano incoronati condottieri e atleti e tutti coloro cui si voleva tributare onore. Nell’antica Roma diventò simbolo di trionfo e di vittoria e con esso si incoronavano gli imperatori. La tradizione perdura nel Medio Evo e fino ai giorni nostri. La corona di foglie e bacche d'alloro, detta “bacca laurea” veniva conferita a coloro che raggiungevano certi livelli di studio, così prese il nome l'attuale titolo accademico di baccalaureato (maturità francese) o la parola italiano laureato.

Testo e foto: N. Schoenenberger
Leggi le schede botaniche di Infoflora e di Actaplantarum.